Giovedì 22 dicembre, ore 19.00
Al Playing Field Barona (Milano, via Campari 10) per festeggiare 10 anni di LibLab
In diverse forme, attraverso persone differenti, con nomi vari, in spazi molteplici ma per scopi sempre coerenti, il Libero Laboratorio è attivo ormai da un decennio.
E' tempo di festeggiare, e di ricordare...
Dieci anni senza tregua
Duemila e non più Duemila. Agli inizi del Millennio il mondo era pronto a grandi innovazioni... Ed ecco la miracolosa nascita di un fenomeno che negli anni successivi avrebbe creato non pochi grattacapi all'universo delle ovvietà e delle false coscienze. Proprio nel 2001 iniziava infatti ad aggirarsi per l'Europa un fantasma di nome LibLab.
In realtà arrivava in Europa sulle ali di un vento africano, che aveva inebriato i nemmeno trentenni Alessandro Acito e Mauro Pedone durante un viaggio antituristici in Africa occidentale. L'incontro fatale avvenne a Lomé, capitale del Togo, in mezzo a un funerale, dove l'uomo bianco scaricò vari rullini dell'adorata Nikon FM2 su un gruppo di ragazzi del luogo inpegnati in spettacolari rituali acrobatici. Era la compagnia di teatro-danza Nyatepe, fatta di ragazzi di strada raccolti e addestrati da uno sciamano che credeva nella salvaguardia della cultura voodoo del luogo.
Al ritorno a Milano Alessandro e Mauro raccolsero un gruppo di gente in gamba per aprire l'associazione Nyatepe Italia, ossia un progetto di scambio a tutto campo con la compagnia africana: ne scaturirono raccolte fondi e campagne di fotoreportage, mostre multimediali e tournée nazionali, realizzazione di progetti sostenibili in Togo e una serie di eventi di fratellanza culturale che raccoglievano centinaia di persone a Milano.
Lo spirito era chiaro: attivare scambi reali, in cui tutte le parti avessero da imparare. Ma anche creare opportunità reali per chi di opportunità sembrava averne poche. E inventare formule nuove per intervenire sulla realtà.
Nacquero così i Multikult Party che animavano le notti milanesi, un primo esempio di ricettario multietnico che tanti eredi avrebbe avuto presso vari editori, corsi di reportage per esplorare i territori con la macchina fotografica in pugno...
L'arma strategica fu la creazione di un cantiere aperto di comunicazione, che all'inizio si basò soprattutto sulla fotografia: era un Libero Laboratorio, che teneva corsi di linguaggio visivo, stampa in camera oscura e safari fotografico. Le immagini arrivavano da lontanissimo (Africa, Messico, Sud Est asiatico, Perù ecc.) e da vicinissimo (i quartieri di Milano e il Parco Sud), alla ricerca sempre del genius loci dei diversi villaggi del mondo.
Era il nucleo di una centrale di produzione e divulgazione di contenuti indipendenti che aveva subito iniziato a generare format, stili e linguaggi autonomi. Il Libero Laboratorio - o più brevemente LibLab - si scelse come logo il gya nyame, supremo tra gli adinkra, cioè gli antichi simboli sacri degli Ashanti dell'Africa occidentale.
I fotoreporter di LibLab usarono la propria arte per gli scopi di collaborazione internazionale e innovazione sostenibile: accanto alle tante documentazioni delle realtà del mondo, ecco nascere proposte originali come Matrimoni Solidali, ossia il primo tentativo (riuscito!) di portare un approccio equo e solidale all'interno di cerimonie troppo spesso vissute come puri fenomeni di consumo.
Nel 2005 il Libero Laboratorio era ormai un'associazione indipendente dalla matrice originaria di Nyatepe Italia, che anzi di lì a poco avrebbe chiuso l'attività, avendo realizzato gli obiettivi di solidarietà che si era prefissa in Togo. Il Libero Laboratorio stava invece potenziando diverse iniziative decisive.
I corsi di fotografia andavano infatti raggruppando sempre più appassionati e professionisti del mondo della comunicazione milanese: art director e copywriter, webmaster e web designer, musicisti e sound designer, registi e montatori... Alessandro Acito conduceva una rapida carriera in televisione, imprimendo un'accelerazione verso la produzione audiovisiva indipendente, all'interno di un gruppo dalla vocazione ormai sempre più multimediale.
Fu così realizzato il documentario indipendente "SMS SriLanka My SriLanka": dossier per nulla embedded girato in Sri Lanka all'indomani dello tsunami del 2004, che mostrava la vera destinazione di molti fondi raccolti in Occidente, serviti anche ad armare l'esercito di Colombo contro la minoranza Tamil (non a caso stroncata di lì a poco).
Si moltiplicavano i corsi di fotoreportage e videomaking per adolescenti, con format speciali come BabyGang, sempre votati a dare ai più giovani la capacità di esprimersi in autonomia, con reale responsabilità della loro comunicazione.
E si intensificavano i format di animazione territoriale attraverso installazioni multimediali e incursioni di cultura per tutti: tematiche epocali di sostenibilità portate nei villaggi padani, discutendo con esperti di livello internazionale e trasmettendo su canali multimediali a basso costo.
Nel 2007 fu poi incoraggiata la fondazione di una società di capitali, per portare direttamente sul mercato le visioni etiche delle tante professionalità che formavano il Libero Laboratorio, per dimostrare che la cultura e la sostenibilità potevano avere uno spazio decisivo anche nel panorama sconsolatamente retrogrado della penisola berlusconiana. Per realizzare questa impresa, alcuni liblaber abbandonarono i loro ottimi impieghi nelle titaniche aziende milanesi della finanza e dell'intrattenimento. Fu così possibile garantire sostegno economico e logistico a operazioni di grande innovazione, che in una sonnolenta Italia incapace di vedere la crisi incombente sembravano quasi impossibili.
Matrimoni Solidali divenne un marchio registrato, che proteggeva la genuinità dell'impostazione originaria dai sempre più frequenti tentativi di seguire la moda delle nozze sostenibili senza alcuna garanzia di sostenibilità reale per nessuno. Da originale proposta di reportage matrimoniale a fini benefici, Matrimoni Solidali si avvia a diventare una rete nazionale di fornitori certificati, a disposizione di sposi di varia sensibilità.
La formazione divenne una scommessa a tutto campo, per creare pian piano a Milano una scuola che non annegasse di illusioni modaiole ormai fuori moda o, viceversa, di improbabili purezze artistiche lontane dalla pratica produttiva. A spingere il gruppo era una volontà prometeica di portare le competenze a coloro che ne erano tenuti lontani: mentre il potere della tv e della comunicazione professionale sembrava sempre più lontano, LibLab si sforzava di diffondere strumenti di reale autonomia espressiva e organizzativa.
L'orientamento verso la sostenibilità si tradusse in importanti tentativi di portare il know how europeo nel resto del mondo, aprendo un dialogo vantaggioso per entrambe le parti, purtroppo frustrato da varie pressione conservatrici. Ma per un mondo più sostenibile vennero creati anche format divulgativi e avviate campagne di appoggio ad altri pionieri: gli autocostruttori solari, il Parco delle energie rinnovabili, il Playing Field Barona ecc. Perché LibLab è sempre dalla parte dei campioni del Mondo Nuovo.
In quest'ottica divenne sempre più incisiva la vocazione alla valorizzazione delle risorse locali dei diversi villaggi: nel quartiere Barona di Milano si è arrivati a sviluppare format ad hoc di documentazione, e perfino soluzioni promozionali innovative come la mobile application "Barona Caput Mundi". Ma in tanti altri luoghi la filosofia è sempre stata la stessa: incontro diretto con il territorio per diventarne cassa di risonanza, soprattutto per quegli aspetti del genius loci che restano troppo sottovalutati e che invece aprono al Mondo Nuovo.
La produzione indipendente divenne la vera missione assoluta, nello sforzo di sostenere idee creative in giro per il mondo, portando a cantieri di videomaking in giro per l'Italia e alla realizzazione in Colombia del documentario "Rosita no se desplaza" (premiato - tra l'altro - alla Mostra di Cinema e Diritti Umani del SudAmerica). Inoltre è stata avviata una serie di consulenze alla produzione indipendente, che rappresentano uno dei principali territori strategici dei prossimi anni di LibLab.
La più recente ed efficace sintesi delle attività del Libero Laboratorio è forse The Village Doc Festival: primo concorso internazionale del documentario di creazione a Milano, valorizza al massimo le strade, i parchi, i cortili della Barona, proiettandovi film da tutto il mondo altrimenti impossibili da vedere in Italia, realizzando rivoluzionari workshop di pratiche sostenibili, coinvolgendo i personaggi del posto e i protagonisti dei film, così come i grandi protagonisti della cultura internazionale del Mondo Nuovo.
Dal Festival ha finalmente preso le mosse anche una rete di distribuzione indipendente, che si avvarrà di un rivoluzionario sistema di realizzazione delle dirette, di una piattaforma per l'erogazione low cost dei video di qualità e di un circuito di eventi su tutto il territorio nazionale, in vari Paesi europei, in SudAmerica e presto in Africa e Asia.
Intanto, al seguito delle telecamere dei liblaber, giovani comunicatori crescono, dai Navigli milanesi al resto del mondo: la sfida vera è quella di costruire insieme a loro un mondo (anche economico) differente, dove lo scambio culturale sia un valore in tutti i sensi possibili. Un Ethnical Network all'insegna della sostenibilità integrale: LibLab non si limiterà a raccontarne l'ipotesi, continuando invece a sporcarsi le mani per costruirlo. Se necessario, anche con la sacra prepotenza delle cose giuste e delle responsabilità autentiche. Senza troppa pietà per chi ha paura di cambiare e di rischiare. E con la riconoscenza di chiunque dia il suo contributo, anche soltanto per un pezzo di strada.


